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Martedì 29 gennaio 2019 - Il numero 28 dell’annuario scientifico Studi verdiani PDF Stampa E-mail

Giuseppe VerdiL'Istituto nazionale di studi verdiani
presenta il numero 28 dell’annuario scientifico
Studi verdiani

Auditorium, ore 17
Ingresso libero

Quattro saggi, un doveroso contributo all’anniversario rossiniano e le consuete rubriche a cui se ne affianca una nuova costituiscono l’ultimo numero di “Studi verdiani”, l’annuario dell’Istituto nazionale di studi verdiani che quest’anno giunge al suo ventottesimo numero e sarà presentato il prossimo 29 gennaio, ore 17,00, a Parma nell’auditorium della Casa della Musica dal suo direttore Sandro Cappelletto e dal Presidente dell’Istituto nazionale di studi verdiani Luigi Ferrari.

I saggi in apertura riguardano tre momenti differenti dell’opera verdiana. Giovanni Bietti, cerca di superare la consueta corrispondenza fra densità orchestrale e contenuto drammaturgico in Aida, additando nella ricchezza e varietà del timbro orchestrale la linea guida tenuta da Verdi nella creazione dell’opera; Susanna Pasticci mette a confronto tutte le stesure, letterarie e musicali, dell’ Ave Maria, soggetto sul quale Verdi torna più volte nel corso della sua vita, dai Lombardi ai Pezzi sacri, individuandone differenze e linee di continuità; Nors Josephson, dopo essersi dedicato, in Studi verdiani 25, ad Otello, traccia una minuziosa analisi tonale di Un ballo in maschera mostrandone anche sotto questo profilo la ferrea coerenza strutturale. Spazio anche alla descrizione del fondo di abbozzi verdiani provenienti da Villa Verdi di Sant’Agata, in cui Alessandra Carlotta Pellegrini si intrattiene sulla consistenza e la natura di uno dei più interessanti reperti dell’officina creativa verdiana, oggetto da sempre di golosa curiosità da parte della comunità degli studiosi.

In occasione del centocinquantesimo della morte di Gioachino Rossini, l’annuario ospita un intervento di uno studioso rossiniano quale Sergio Ragni, che illustra il rapporto, non sempre lineare e spesso mistificato, del pesarese con Verdi.

Con un intervento di Guido Barbieri viene battezzata una nuova rubrica dell’annuario, dedicata all’insegnamento della cultura verdiana in Italia: qui Barbieri scopre un velo che getta una luce eloquente sulla comprensione della figura e dell’opera di Verdi nei Conservatori italiani, cioè una didattica legata a schemi meccanici e datati nei quali lo spazio riservato all’esperienza verdiana è compresso e sbrigato in una superficiale corrispondenza fra cronologia ed evoluzione stilistica. A questa impasse Barbieri risponde proponendo un percorso didattico che coinvolga la frequentazione delle messinscene teatrali, la conoscenza preventiva dei libretti e la lettura del fatto scenico in parallelo alla partitura orchestrale.

Prosegue anche in questo numero la sezione dedicata ai “dialoghi” con l’esperienza verdiana da parte di protagonisti della scena teatrale e musicale contemporanea, in questo caso lo scenografo e costumista Francesco Zito e il compositore Luca Lombardi. Mentre, in una conversazione condotta da Gregorio Moppi, Riccardo Muti, soffermandosi in particolare su Aida, lamenta i tuttora frequenti casi di errata interpretazione delle partiture verdiane da parte di direttori e interpreti, spesso legati a un perpetuarsi di stantii pregiudizi ereditati dal passato, ed esprime delle opinioni critiche su alcune messe in scena.

Anche in questo numero sono presenti le due rubriche fisse dell’annuario, curate e commentate con penna d’autore da Piero Mioli ed Elvio Giudici e dedicate alla recente bibliografia e videodiscografia verdiane.


L’evento è reso possibile grazie al sostegno dell’Assessorato alla cultura della Regione Emilia Romagna e in collaborazione con Comune di Parma-Casa della Musica e Verdi and the Performing Arts.

 
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