Si é ritenuto necessario corredare il manoscritto, oltre che dei percorsi costituiti
dalla rassegna stampa e dalle note biografiche e discografiche, di un ulteriore
itinerario di lettura formato da immagini. Quest'ultimo si articola essenzialmente
in due mornenti: il primo relativo a Giulio Ferrarmi ed all'ambiente in cui
questi opera (e che si sostanzia nei due sedicesimi iniziali) ed un secondo
che si snoda parallelamente ai testi.
I reperti utilizzati sono tutti conservati, salvo rare eccezioni, nell'Archivio
Storico Comunale - sezione: Teatro Regio e provengono dall'attività del teatro
stesso o dai legati fatti all'Archivio (Ferrarini e San-Vitale).
L'importanza di questi archivi privati donati all'Ente Locale in epoche diverse,
donazioni sollecitate o favorite dall'allora direttore Maurizio Corradi-Cervi,
rappresentano, oggi, una raccolta documentaria di proprietà pubblica e, quindi,
accessibile a tutti, preziosa ed insostituibile.
Ne è prova tangibile la loro utilizzazione in questi ultimi anni (1).
Il valore del Legato Ferrarmi, Foto-Stampe, "forse il più cospicuo ed interessante
dell'intera regione" (2)
, per la, vita musicale, sia locale che regionale, è notevole in quanto
offre una molteplicità di percorsi di lettura: incisioni sei-settecentesche,
litografie, fotografie, xilografie, fotoincisioni concorrono a fare di questo
fondo un album di famiglia del teatro, inteso come archiviazione sistematica,
datata e biografata non solo di fotoritratti (3).
L'organizzazione, quindi, di una memoria nella quale le dediche autografe, a
Giulio Cesare, a Giulio, a Mario Ferrarini, alla Direzione Teatrale, rafforzano
l'effetto di avvicinare, a noi, un soggetto lontano nella spazio e nel tempo.
Immagini in cui l'identificazione fra l'artista ed il ruolo, attraverso pose
ambientate (è prematuro qualificarle come foto di scena) favoriscono nel pubblico
la sovrapposizione fra il cantante ed il suo personaggio. Dicevamo, dianzi,
che molti pezzi portano dediche al M° Giulio Cesare Ferrarini; sono allievi
ormai affermati, cantanti nati e meno noti che vogliono lasciare un segno di
se e queste note autografe ci fanno presumere che ad iniziare pazientemente
la raccolta sia stato il famoso direttore d'orchestra e che Giulio ne abbia
raccolto l'eredità per poi trasmetterla, insieme con il gusto e la passione,
al figlio Mario.
Ed è questi che, onde impedirne la dispersione, ne ha fatto dono all'Archivio
Storico del Teatro Regio: un modo per legare ulteriormente il proprio nome alla
storia musicale della città. Le immagini relative ai Ferrarini iniziano presentandoci
una foto di Giulio in una posa classica per l'epoca (4)
e continuano con gli altri membri della famiglia fino ad
arrivare alla simpatica caricatura di Mario ad opera di Latino Barilli.
Particolare rilievo assumono gli schizzi, di taglio scenografico, che Giulio
soleva fare per diletto; negli ultimi anni i crescenti impegni o forse il tedio
delle lunghe discussioni nell'Amministrazione Comunale o nella Commissione Teatrale
lo spingeranno ad eseguirli sulle minute dei verbali della Commissione stessa
(5). Successivamente,
attraverso le immagini, prevalentemente opera del fotografo Carlo Saccani (6),
riscopriamo una città, Parma, ancora chiusa dalle mura e nella quale è possibile
riconoscere luoghi profondamente modificati nel corso digli eventi successivi.
Ci è possibile individuare Parta Nuova (foto 29) o il cavalcavia che, sovrastante
la strada del Teatro, univa la Palazzina di Riserva con la Chiesa di S. Lodovico
(foto 22); o l'insolita fotografia della Chiesa e del Convento di S. Maria Addolorata
(foto 28), luogo di ritiro delle Clarisse Cappuccine (7).
Emerge in queste immagini parte della vita di una capitale decaduta a cittadina
di provincia con le insegne dei suoi negozi, con i modesti commerci di alcuni
ambulanti, assisi a fianco di minuscoli banchetti, o ai brougham ed alle
carrozze di piazza in attesa di probabili clienti od il quotidiano crocchiare
di passanti nella piazza.
Per giungere, dopo questo percorso turistico che vede una via della Salute (foto
30) straordinariamente animata, alla stazione ferroviaria, dove, ci piace immaginare
che se ne andasse frettoloso qualche cantante che non era piaciuto.
Le rimanenti illustrazioni seguono la scansione temporale dei testi, quasi nel
tentativo di ricostruire una di quelle gallerie di ritratti che, solitamente,
facevano bella mostra di se nei botteghini dei teatri o negli uffici delle agenzie
teatrali; infatti molti dei reperti da noi utilizzati presentano fori di chiodi
a testimonianza di tale provenienza.
Iritratti a figura intera o di tre quarti si sprecano nell'iconografia dei divi
di ieri, ma gli "originali" venivano migliorati mediante un ritocco
più o meno sapiente.
Fianchi, occhi, profili, mani rivelano, ad un impietoso esame con la lente d'ingrandimento,
come l'opulenza, canone di bellezza ottocentesco, avesse sovente bisogno di
aiuto.
Ad ogni nome abbiamo cercato di dare un volto, rievocando mitici personaggi
del melodramma come Romilda Pantaleoni o Leone Giraldoní e nomi scouosciuti,
o quasi, come quelli di Lorenzo Bellagamba ed Enrichetta Pavesi.
Disponendo di più immagini di uno stesso cantante abbiamo ritenuto opportuno
utilizzarle egualmente quando queste fossero di autori diversi, o fossero realizzate
con tecniche diverse o facenti parte di una stessa serie di riprese in studio.
Ai nomi di famosi fotografi quali Pierre Petit, Gustavo Le Gray o Giulio Rossi
abbiamo opposto i nomi di ghignär (8)
locali quali Giacomo Isola, Carlo Grolla, Francesco Spada, Baroni & Gardelli
o Vittore Tronchi anche per rendere loro giustizia e completare il quadro di
ramificate relazioni che il teatro tesseva con la città. r.s
1
- L'utilizzazione dei fondi conservati presso l'archivia Storico del Teatra
Regio ha visto luce in pubblicazioni a cura del Comune e del Teatro quali:
- Teatro Regio - Cronologia degli Spettacati Lirici 1829-1979, Parma,
1979-1982;
- Il barbiere a Parma 1817-1983, Mostra antologica, Parma, 1983;
- I libretti delle stagioni l983-1984 e 1984-1985
Dalla ricostruzione ed attivazione dell'Archivio Storico del Teatro Regio (1982)
diverse mostre e pubblicazioni si sono avvalse del materiale archivistico ivi
conservato:
- Paganini sul podio. La riforma dell'Orchestra Ducale Parmense. Orchestre
e direttori in Emilia-Romagna dall'Ottocento ad oggi. Mostra iconografica
storico-documentaria, Parma, novembre-dicembre 1982;
- A. Curti - B. Molossi, Parma anno zero, Parma, 1982;
- G.N. Vetro, Il giovane Toscanini, Parma, 1983;
- Verdi e il suo tempo, Colorno, 1985;
- C. Gallico, Le capitali della musica - Parma, Cinisello Balsamo, 1985
- Vita musicale in Emilia Romagna, Cinisello Balsamo, 1985.
2
- G. Benassati, Di Pallade ha l'ardir, d'Ebe il sembiante. in: Vita
Musicale in Emilia-Romagna, Cinisello Balsamo, 1985, p. 189.
3
- A. Gilardi, Storia sociale della fotografia, Milano, 1976, p. 323.
4
- "I ritratti a figura intiera presentato maggiori dtifficoltà nell'atteggiare
la persona in guisa che non sembri stecchita, e riguardo agli uomini reca imbarazzo
il fare apparire le gambe in buona posizione". F. Tempesti, Dalla
sala di posa al ritratto in Gli Alinari fotografi a Firenze, 1852-1920,
Firenze, 1977, p. 208 in realtà C. Brogi Il ritratto in fotografia, appunti
pratici per chi posa, Firenze, 1895.
5
- Archivio Storico Teatro Regio, Carteggio, 1893-1897, Verbbali della Commissione
Teatrale.
6
- L'attività del fotografo Carlo Saccani ci risulta documentabile a partire
dell'anno 1860 quando fotografa l'arco trionfale costruito da Mastellari per
l'ingresso in Parma di Vittorio Emanuele II. Successivamente, nel maggio 1862,
aprirà un nuovo stabilimento in strada S. Michele 81 (presso la Chiesa di S.
Cristina) praticando i seguenti prezzi: ritratto su vetro Ln. 2,00, una dozzina
di biglietti da visita Ln. 9,00, prezzi questi che ribasserà nel 1864 non citando
più, fra le produzioni dello studio, gli ambrotipi. Non risulta la sua partecipazione
all'Esposizione Industriale Parmense del 1863 nella quale verranno premiati
alcuni dei fotografi operanti a Parma ìn quel periodo (Carlo Antonietti. Filippo
Beghi, Guido Calvi e Giacomo Isola). Presso il suo studio, nel 1865 si raccoglieranno
le associazioni a Il secondo Parlamento italiano, periodico ardstico-letterario
illustrato colla fotografia (ìn realtà traduzione xilografica di fotografie).
Nel 1867 ci risulta temporaneamente assente dalla città, presumiamo che ciò
coincida con fattività di direzione della Fotografia Mazza in Firenze. L'anno
successivo èindicata l'attività del suo studio ne L'Indicatore Parmense
di Carlo Malaspina e Giuseppe Bachi. Nel 1870 riceverà la menzione onorevole
all'Esposizione Provinciale Parmense per 74 fotografie rappresentanti la Cantica
della Divina Commedia di Dante (Inferno) e ricavate dai disegni di Francesca
Scaramazza allora direttore dell'Accademia di Belle Arti. Dopodichè si perdono
le tracce della sua attività.
7
- Dette anche Cappuccine del Castello secondo la denominazione riportata dall'Atlante
Sardi.
Le illustrazioni sono schedate, in riferimento agli originali, secondo il seguente
schema:
Intestazione. Datazione.
Natura del reperto. Tecnica.
Autore. Località. Formato commerciale. Dimensioni.
Collocazione
Le dimensioni sono espresse in millimetri, prima l'altezza poi la larghezza
(in cm. nel caso degli avvisi teatrali), in particolare le dimensioni si riferiscono:
1.a - al cartoncino su cui è incollata l'immagine
1.b - al foglio su cui è stampata le foto
1.c - alle dimensioni dell'immagine nel caso che questa sia inferiore
alla carta sensibilizzata;
mentre per le immagini con le diverse tecniche di stampa queste fanno riferimento:
2.a - al foglio
2.b - all'immagine
Salva diversa indicazione tutto il materiale riprodotto è conservato presso l'Archivio Storico del Teatro Regio, l'indicazione L.F. sta ad indicare il fondo conosciuto come Legato-Ferrarini, Foto-Stampe.