Il 3 settembre 1826 nasceva a Busseto Alberto Pasini, uno dei più importanti pittori orientalisti europei dell’Ottocento e una delle personalità artistiche più internazionali espresse dal territorio parmense. A duecento anni esatti dalla nascita, la sua figura torna al centro dell’attenzione con “Il Pittore d’Oriente - Alberto Pasini”, il documentario diretto da Mohamed Kenawi che ne ripercorre la vicenda umana e artistica e ne rilegge lo sguardo alla luce del presente.
Il progetto, realizzato con la direzione artistica dello storico dell’arte Paolo Serafini e prodotto da BlackBoxMultiMedia LTD e Domino Film, arriverà in ottobre nel Parmense e rientrerà tra gli eventi collaterali del Festival Verdi, creando un suggestivo dialogo tra due personalità nate nella stessa terra e capaci, attraverso linguaggi differenti, di raggiungere una dimensione internazionale.
Dopo due visioni private, il documentario incontrerà per la prima volta il pubblico sabato 17 ottobre al Teatro Verdi di Busseto, con una presentazione alle ore 19 seguita, alle ore 19.30, dalla proiezione.
Il giorno successivo, domenica 18 ottobre, alle ore 17.30, sarà presentato alla Casa della Musica. In entrambe le occasioni interverranno il regista Mohamed Kenawi, il direttore artistico Paolo Serafini e la produzione.
Nato a Busseto e formatosi all’Accademia di Belle Arti di Parma, Pasini lasciò molto giovane il territorio parmense per approdare a Parigi, dove costruì una carriera di grande rilievo internazionale. Furono però soprattutto i suoi viaggi in Oriente a segnare profondamente la sua opera. Chiamato a partecipare come pittore a una missione diplomatica francese diretta verso la Persia, attraversò territori allora lontanissimi dall’esperienza europea e destinati a diventare il centro della sua ricerca artistica.
In un’epoca precedente alla diffusione della fotografia e del cinema come strumenti di documentazione, Pasini osservava, disegnava e dipingeva ciò che incontrava: città, mercati, architetture, carovane, paesaggi e scene della vita quotidiana. Proprio questa capacità di trasformare la pittura in testimonianza rappresenta uno dei punti di partenza del documentario.
«Pasini non costruì il proprio Oriente affidandosi all’immaginazione: lo aveva attraversato e vissuto personalmente», racconta Mohamed Kenawi. Regista di origine egiziana, Kenawi ha incontrato l’opera dell’artista durante una ricerca sull’orientalismo condotta negli archivi francesi e ne è rimasto colpito soprattutto per la libertà dello sguardo. Nei suoi dipinti ha riconosciuto non una rappresentazione esotica costruita per assecondare il gusto occidentale, ma il racconto diretto di luoghi, persone e culture osservati senza gerarchie e senza pregiudizi. È da questa scoperta, e dalla volontà di restituire Pasini non soltanto come pittore ma come viaggiatore e testimone del proprio tempo, che è nato il documentario.
Un percorso che va oltre la tradizionale biografia d’artista. Attraverso opere, materiali originali, fotografie, documenti e testimonianze di studiosi, il documentario segue Pasini nei suoi viaggi e cerca di entrare nel suo modo di osservare il mondo. Le tele diventano anche frammenti di realtà vissuta, messi in relazione con i luoghi attraversati dal pittore e con le trasformazioni che quegli stessi territori hanno conosciuto nel tempo.
Ed è proprio in questa prospettiva che la figura di Pasini acquista una particolare contemporaneità. L’incontro fra Oriente e Occidente, la conoscenza di culture differenti, il viaggio, la diplomazia, la rappresentazione dell’altro e il peso degli stereotipi sono temi che appartengono alla sua esperienza e che continuano a interrogare profondamente il presente.
Un legame importante con Parma passa anche attraverso il lavoro di Vittoria Botteri Cardoso, studiosa strettamente legata alla vita culturale parmigiana e autrice nel 1991 di Pasini, edito da Sagep: una monumentale ricerca dedicata alla vita e all’opera dell’artista, frutto di un lungo lavoro di ricostruzione biografica, studio delle fonti e catalogazione della sua produzione. Il volume è diventato nel tempo uno dei riferimenti fondamentali per gli studi su Alberto Pasini e ha rappresentato una fonte preziosa anche per il lavoro di ricerca condotto da Mohamed Kenawi nella preparazione del documentario. Una storia che trova oggi una nuova continuità anche nella nipote Chiara Cardoso, alla guida di BlackBoxMultiMedia LTD, coproduttrice del documentario insieme a Domino Film.
Il ritorno del documentario a Busseto e Parma assume quindi un significato particolare. Pasini parte da una piccola capitale culturalmente aperta all’Europa, si forma a Parma e costruisce poi tra Parigi e l’Oriente una vicenda artistica cosmopolita. Un percorso che, per molti aspetti, corre in parallelo a quello di un altro grande bussetano, Giuseppe Verdi: due protagonisti dell’Ottocento capaci di partire dallo stesso territorio e di proiettarlo ben oltre i propri confini.
L’inserimento di “Il Pittore d’Oriente – Alberto Pasini” tra gli eventi collaterali del Festival Verdi rafforza questo dialogo e offre l’occasione, nel bicentenario della nascita, di riportare l’attenzione su un artista profondamente legato alla storia culturale di Parma e del suo territorio, ma la cui esperienza, per respiro internazionale e capacità di osservare mondi e culture differenti, continua a parlare anche al nostro tempo.