La mostra, a cura di Chiara Canali, riunisce sei artisti under 35 che utilizzano l’IA non come semplice tecnologia generativa, ma come lente cognitiva, poetica e critico attraverso cui interrogare i concetti di autorialità, memoria, corpo e futuro.
Nel pieno della transizione algoritmica, le immagini, i suoni e le narrazioni vengono prodotti da modelli che imitano, distorcono e reinventano il reale.
SYNTHETIC HORIZONS esplora questa soglia instabile tra simulazione e creazione, tra controllo e deriva, delineando un nuovo paesaggio sensibile in cui il linguaggio della macchina diventa materia estetica e metafora esistenziale. Le opere in mostra, tra video, installazioni immersive, sculture di dati e narrazioni transmediali, rivelano una generazione che attraversa l’intelligenza artificiale come spazio di possibilità, ma anche come territorio di crisi, dove l’IA è presenza inquieta, specchio e controcampo: capace di generare mondi, ma anche di evocare i loro fantasmi.
Il percorso espositivo presenta le opere di:
- HARIEL (Pietro Lafiandra, 1994; Flavio Pizzorno, 1992; Andrea Rossini, 1987) con THE PØRNØGRAPHƏR, film generato con IA che mette in discussione l’immagine cinematografica tradizionale e segna una soglia storica tra cinema e codice.
- Andrea Crespi (1992) con The Artist, una riflessione sull’identità nell’era post-digitale e sul rapporto non neutro tra essere umano e intelligenza artificiale. L’opera unisce diversi livelli di mediazione, dal digitale all’analogico, fino all’animazione AI della versione virtuale, componendo un autoritratto fluido, che si muove tra presenza e assenza, tra umano e artificiale.
- Ex.favilla (1995) con Le figure del ricordo, un’indagine sulla relazione tra nostalgia, reminiscenza e memoria algoritmica.
- Manuel Macadamia (1997) con Sunset AI World, universo narrativo espanso in cui un’intelligenza sincronica ridefinisce il tempo come flusso circolare e collettivo. In Sala Bianca vengono presentati i cinque episodi già pubblicati (2030, 2037, 2059, 2084 e 2121) e un’introduzione al nuovo episodio 2066 “L’alfabeto” (introduzione dei sincronici, di cui fa parte).
- Svccy (1997) con Il cavaliere, elegia algoritmica che evoca il tramonto dell’umano nel linguaggio interattivo della macchina, permette ai visitatori di generare immagini in tempo reale, come se fossero evocate direttamente dal cavaliere.
- Vandalo Ruins (1998) con Tutti i Re in Ascolto, una produzione Dark Tales, adatta l'esperienza di letteratura espansa, sviluppata a partire dai propri testi, alla scrittura di Italo Calvino, Un re in ascolto. L'installazione presenta la lettura guidata di segmenti del testo originale da parte dei visitatori, le cui voci vengono registrate, frammentate e orchestrate in un coro polifonico che cresce per tutta la durata della mostra.
La mostra si inserisce nel tema 2026 del festival, LUX, ampliandone il significato: se la luce è linguaggio universale e materia viva, la luce digitale — fatta di pixel, dati e algoritmi — diventa qui un nuovo orizzonte percettivo, un territorio in cui l’umano e l’artificiale si incontrano, si confondono e si ridefiniscono.
Un percorso, con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”, che rivela una generazione di artisti per cui l’intelligenza artificiale è insieme possibilità e inquietudine e che anticipa il lancio, previsto a Maggio 2026, della Call for AI Artists: AI Horizons. Art Beyond Algorithms per Parma European Youth Capital 2027. Una Call for AI Artists che invita artisti, creators e studenti Under 35 a realizzare opere d’arte, progetti espositivi e contenuti culturali generati con l’ausilio degli strumenti di intelligenza artificiale, includendo una breve descrizione delle tecniche e degli algoritmi utilizzati (ad esempio, AI tools, modelli, flussi di lavoro, ecc.). AI Horizons prevede proiezioni, conferenze e workshop gratuiti, promuovendo un dialogo aperto tra artisti, ricercatori e pubblico sul futuro del linguaggio artistico, visivo e audiovisivo. In preparazione al percorso della città verso Capitale Europea dei Giovani 2027, IL PUNTO - Hub creativo, in Piazza Garibaldi, ospiterà un programma pubblico di workshop e talk tenuto dagli artisti della mostra SYNTHETIC HORIZONS e dedicato ai temi della creatività mediata con l’intelligenza artificiale.
GLI ARTISTI
Andrea Crespi (Varese, 1992) è un artista italiano il cui lavoro si sviluppa nella continua indagine di diversi media e temi tra cui l’illusione ottica, la trasformazione sociale e la rivoluzione digitale. La ricerca di Crespi identifica l’arte come uno strumento per percepire e analizzare la verità, spesso manifestandosi in rappresentazioni intime e personali della bellezza. Le sue opere sono state esposte in prestigiosi musei nazionali e internazionali, tra cui il Triennale di Milano, il CAFA Art Museum di Pechino, Times Square a New York e Art Dubai.
Sara Dresti (Italia, 1995), in arte Ex.Favilla è una visual designer e un’artista multimediale. Cresce in un piccolo paese del piemonte tra le frequenze FM della radio locale del padre, dove coltiva la fascinazione per tutto ciò che è in grado di mettere in connessione gli spazi e gli esseri umani, di attraversarli come fantasmi e di unirli nell’invisibilità delle frequenze. Studia Media e Arti multimediali a Milano (NABA) e nel 2019 trova casa e rifugio a Bologna, città in cui la sua ricerca ritorna alle origini esplorate nell’infanzia attraverso quelle tecnologie che ancora nascondono nella loro tecnicità un filo conduttore con l’umano: la mortalità, l’errore, la decadenza del tempo.
HARIEL è il collettivo italiano per un cinema in intelligenza artificiale, fondato da Pietro Lafiandra, Flavio Pizzorno e Andrea Rossini. Il loro lavoro si concentra sull'esplorazione delle nuove estetiche emergenti dall'uso di modelli generativi, sia closed-source che open-source. Il loro Manifesto umanista per un cinema in intelligenza artificiale, pubblicato il 01.04.2025, rappresenta un primo tentativo di formalizzazione di un approccio culturologico alle immagini algoritmiche. HARIEL è un collettivo cinematografico italiano che sperimenta con algoritmi generativi — sia closed-source che open-source — per (ri)pensare il cinema come campo di conflitto produttivo.
Manuel Macadamia (1997, Milano) è un artista visivo e narratore transmediale che lavora all’intersezione tra arte contemporanea e nuovi media. Dopo una formazione teatrale presso l’Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe, dal 2015 sviluppa progetti multidisciplinari in dialogo con istituzioni culturali, aziende e maison di moda. La sua ricerca esplora l’integrazione delle tecnologie emergenti — in particolare l’intelligenza artificiale — nei linguaggi visivi e narrativi, con una particolare attenzione ai temi della sostenibilità e al rapporto tra esseri umani e macchine. Tra i lavori più recenti, il progetto antologico Sunset AI World è stato presentato in diversi contesti culturali in Italia e all’estero, diventando un osservatorio sperimentale sulle possibilità narrative e visive dell’intelligenza artificiale.
Svccy (classe 1997) è un artista visuale italiano. La sua ricerca esplora temi legati all’identità, all’autenticità e alla libertà illusoria nell’epoca dei media e della rivoluzione tecnologica. Le opere di Svccy sono caratterizzate da figure umane simili a statue, spesso senza volto o coperte da oggetti, simboli della perdita dell’identità individuale nella società contemporanea. Le sue opere sono esposte in spazi espositivi internazionali in Australia, Stati Uniti, Inghilterra e Francia. Ha inoltre collaborato a stretto contatto con il mondo musicale, realizzando scenografie teatrali, tra cui quelle per il Maestro Riccardo Muti per le opere Norma e Nabucco, e partecipando alla creazione di AV performance insieme a compositori di musica contemporanea.
Luca Martinelli, in arte Vandalo Ruins (1998) è un artista concettuale e sperimentale che lavora all'intersezione tra intelligenza artificiale, narrazione immersiva e narrativa filosofica. Il suo lavoro indaga l'autorialità distribuita, la memoria delle macchine e l'identità frammentata attraverso esperienze basate sul web, allucinazioni fotografiche e installazioni interattive. La sua arte, come la percezione della vita, è di natura partecipativa. Si concentra su una pratica generativa attraverso l'uso dell'intelligenza artificiale e la creazione e gestione ricorsiva di set di dati.